La prima giornata è stata dedicata al confronto a partire dall’intervento di Labsus – Laboratorio sulla sussidiarietà che con il suo Presidente Pasquale Bonasora, il quale ha esposto il quadro delle esperienze in Italia in 10 anni, con moltissimi casi di reale collaborazione con le amministrazioni. Un set di casi che hanno indicato la rotta per rendere effettiva la sussidiarietà orizzontale, ovvero quella che è ben descritta nel IV comma dell’articolo 118 della Nostra Costituzione
ARTICOLO 118
IV comma
Stato, Regioni, Città Metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.
Il fenomeno in crescita in tutto il mondo amplifica e colora di ulteriore senso la dimensione della partecipazione, nei fatti condizionata dalla rappresentanza, per invece percorrere la strada della sussidiarietà orizzontale.
La strada è tracciata: è quella dell’amministrazione condivisa, la partecipazione del fare, per azioni e cura da svolgersi insieme.
La storia LABSUS si sviluppa a partire dall’esperienza del fondatore Gregorio Arena dell’Università di Trento che, dal 1997, ha elaborato il concetto di Amministrazione Condivisa e dopo nel 2001 con Giuseppe Coturri, con l’art 118 della costituzione IV comma, (forse senza profonda coscienza dei legislatori) aprendo la strada all’autonoma iniziativa dei cittadini. L’amministrazione pubblica, nello spirito di reale collaborazione, ha il solo compito di verificare che l’azione sia di interesse generale (e non particolare) .
Si avvia il percorso di collaborazione arrivando alla formalizzazione di un PATTO DI COLLABORAZIONE che, attraverso la cura del bene, nei fatti, attiva la cura delle relazioni tra cittadini. Relazioni che diventano fiduciarie e sinergiche sia tra cittadini, sia con l’amministrazione.
Non ci sono formalità a cui sottostare: le amministrazioni devono favorire questo sviluppo, passando da esercitare il potere alla collaborazione paritaria, al lavoro, sulla fiducia. Non sono belle parole ma è la direzione da seguire perchè l’amministrazione condivisa permetta di rigenerare la stessa democrazia.
Dal 22 .2.2014 il regolamento di Bologna ha visto gemmare ulteriori regolamenti in oltre 300 Comuni. Alcune amministrazioni han fatto un unico regolamento (Comuni del lago di Bracciano). Le Regioni hanno condiviso 8.000 patti di collaborazione in 10 anni. (Lazio, Toscana, Piemonte) e alcuni l’hanno inserito nello stesso statuto Regionale.
Un passaggio chiave dal punto di vista storico è la nascita del Codice del Terzo Settore (2017) che definisce il bene comune come bene di interesse generale.
Nei fatti si sposta l’approccio competitivo (bandi) con forme collaborative con elementi essenziali la corretta informazione, la comunicazione e la creazione di un ufficio beni comuni. Un ufficio che in realtà è un ibrido, perchè gestito anche da esterni attraverso un patto di collaborazione. Il sito del comune apre ad una una sezione di contatto.
Il processo
Il processo di attivazione parte dalla possibiltà di presentare una proposta (con un avviso pubblico alla cittadinanza) da cui discende una co-pogettazione e infine un patto di collaborazione.
Si fa riferimento al Decreto del Terzo Settore n.117 2017 che all’art 55 che parla di coprogettazione e coprogrammazione. Si esplicitano bisogni e si danno risposte, si identificano le possibili risorse. Oggetto di tali iniziative emergono dagli stessi cittadini e spaziano dal riuso di immobili, alla valorizzazione di Beni Culturali, ai Social Bonus, alla riqualificazione di spazi comuni, verde, qualità dei percorsi.
La PA trova così nuovi alleati.
Villasalto, che ospita l’incontro, ha già elaborato un regolamento. Così le iniziative possono subito partire. C’è una figura a cui arrivano le proposte che poi le smista all’interno. Questa figura d’interfaccia con il mondo esterno (associazioni e privati) può non essere un esperto, l’importante che sia empatico e sappia trasferire le istanze. Può anche essere colui che attiva poi la coprogettazione secondo uno schema abbastanza semplice.
Interessante l’esperienza della città di Trento, capitale del Volontariato, che ha un Patto di Collaborazione di riferimento.
Tanti casi esposti:
Genova: Palazzetto dello Sport nel quartiere Ghetto che ha raccolto 250.000€ e trasformato l’immobile in un centro per socialità, sport e welfare.
Caserta: un patto di collaborazione per la gestione di un parco urbano che ha favorito il recupero di un aranceto che a sua volta ha permesso la produzione di marmellate che infine sostiene i costi di gestione del parco.
Piemonte-Val D’Aosta : La riapertura di percorsi ciclopedonali ha fatto nascere attività economiche (officina bici, ambulatori medici) e ha creato economie circolari (raccolta rifiuti che genera allestimenti per gli stessi giardini sui percorsi) .
PATTO : AZIONE BENE COMUNE
Il Patto prevede che ogni soggetto (Cittadini, Comune, Associazioni) prenda degli impegni (percepiti meno coercitivi rispetto a obblighi formali) e condivida -attraverso alcuni moduli- l’impatto atteso. Un patto mediamente dura da un anno e mezzo a tre anni, un po’ di più che nel passato (agli inizi era un anno).
RESPONSABILITA’
Emergono alcune questioni: assicurazioni e normativa sicurezza, messe a fuoco nell’incontro.
La pronuncia della Corte dei Conti del Friuli del 2017 ha trattato l’argomento confermando che le associazioni coinvolte hanno le loro tutele mentre per i singoli cittadini è obbligo dell’amministrazione avere un’assicurazione attraverso un elenco dove è facile entrare e uscire ( i nomi dei cittadini ruotano).
SICUREZZA
Viene segnalato che l’attività del cittadino non può essere considerata lavoro, quindi non si applicano le normative del lavoro ad esclusione della normativa sulla sicurezza e i rischi. L’esempio è quello dei genitori che dipingono la scuola dei figli. Possono farlo senza usare il trabatello. Se poi qualcuno sale su una cattedra e cade la responsabilità rimane in carico alla persona. In 10 anni di esperienza però (fortunatamente) non si sono avuti incidenti.
In conclusione è utile avere la lista dei principi guida di collaborazione :
- Fiducia reciproca ( tra amministrazione e soggetti collettivi e singoli cittadini)
- Visibilità-Pubblicità e comunicazione trasparente (presenza sul sito istituzionale, facilità di accesso)
- Apertura e inclusività (la presenza di un soggetto non deve escludere altri)
- Sostenibilità (ambientale, ma anche sociale ed economica)
- Pari opportunità (sopratutto di genere)
- Partecipazione dei bambini ( in un progetto una bimba di 7 anni è stata promotrice verso genitori)
- Proporzionalità negli impegni reciproci
Ricordiamo che il Patto parte dalla volontà e dalla valorizzazione del coinvolgimento dei soggetti proponenti ed è per questo che specifico per ogni caso.
All’evento, oltre al Comune di Villasalto col sindaco, giunta, funzionari, promotori dell’iniziativa, hanno partecipato associazioni come Domu Mia, altre istituzioni, cittadini, apportando importanti contributi e idee.
La giornata successiva è stata dedicata all’incontro con i cittadini e ad approfondire l’esperienza.
