Metodi e prassi partecipative : appunti dal Lab

Laboratorio Metodi e prassi partecipative

Primo Laboratorio su metodi e prassi partecipative guidato da Stefano Sotgiu.

Allegata presentazione utilizzata:

Metodi e prassi per la partecipazione_Quartu 9 ottobre 2015 (1)

Aspettative e primi quesiti

 Dalla presentazione delle 13 persone che hanno partecipato emerge da parte di tanti il bisogno di capire realmente cosa significa “partecipazione”. L’allontanamento tra cittadino e istituzioni, le decisioni non condivise, non partecipate, sostanzialmente privatizzate (come dice Dino, nel senso alla mercè di interessi privati o di gruppi, ma anche sotratte, private..) sono il segnale più evidente dell’assenza di partecipazione .

La domanda è come fare ad incentivare la partecipazione alle scelte pubbliche?
Come far sì che il cittadino possa contribuire con le sue idee direttamente e non mediato dalla macchina della politica? All’autoorganizazione dei cittadini si affianca la necessità di “meccanismi” strutturati che favoriscano la partecipazione, attraverso norme e leggi ma mantenendo anche la genuinità del coinvolgimento.

Emerge poi da riflessioni di Francesco e ancor di più di Stefano (ma anche di Carlo e Laura) il ruolo  sempre più importante e per certi versi invasivo delle tecnologie digitali che utilizzate in modo improprio ammazzano la dialettica. Alcune tecnologie utilizzate in modo inadeguato forzano i tempi e i ritmi  mettendo ansia e fretta sul processo di elaborazione delle idee, come anche di valutazione dei problemi e delle opportunità.

Democrazia vs Demagogia , Ascoltare vs Annuire

Non manca nel giro di tavolo sulle aspettative e interessi l’attenzione alla distorsione della democrazia verso il crinale della demagogia e dell’ascolto fasullo. Gaetano rimarca oltre a questo anche il tema dell’ascolto reciproco (il politico nei confronti del cittadino e viceversa): (l’esempio degli artisti e dei politici, come una qualunque categoria: chi ha da dire qualcosa agli altri?)  Questione che ricorda l’importanza di superare i modelli di comunicazione (quella trasmissiva Jackbson) verso quelle suggerite da J.Lotman legate alla creazione di uno spazio comune di interazione e condivisione). Questo in un quadro dove i politici passano da un ruolo di determinazione delle risorse (economico-finanziarie) ad uno di catalizzatori delle azioni economiche. Questo cambiamento impone anche un diverso linguaggio (citato anche Silvano Tagliagambe).

Laura suggerisce la declinazione del motto cartesiano Cogito ergo sum in Partecipo egro sum  come il nuovo senso da dare al sentirsi parte della civitas, mentre Giulia mette l’accento di quanto la nostra attenzione deve essere non solo verso l’apparato politico. Esiste infatti un’amministrazione che gestisce la macchina burocratica che necessita di nuovi processi democratici partecipativi, partendo dalla trasparenza sul funzionamento interno e in particolare sui dati.

Carlo ha introdotto il differente ruolo svolto dalla comunicazione con i massmedia rispetto ai nuovi media  (se ne parlerà nei prossimi lab) e quanto potrebbero fare i civic media, tecnologie e piattaforme funzionali al processo di costruzione delle proposte, del loro vaglio e messa a punto fino alla loro deliberazione affinchè il sistema politico le ratifichi.

Le riflessioni proseguono cercando di focalizzare l’attenzione sulle distorsioni delle forme di partecipazione contro il populismo del criterio “dell’uno vale uno” in modo generico, tenendo conto del pensiero debole elaborato da Gianni Vattimo e il rischio dei discorsi da bar fatto da Umberto Eco.
I format e i tempi dei processi partecipati svolgono un ruolo fondamentale per poter garantire il diritto di esser ascoltati e lo stesso accesso alle informazioni. Si ricorda il “dilemma del prigioniero” famoso gioco in cui si raggiunge l’obiettivo “solo se si riesce a interagire con gli altri” perchè nel gioco ognuno ha solo una parte della soluzione. Nessuno riesce da solo. In tal senso si è quindi esplorato il modello del Consensus Conference, strumento partecipativo che è composto da una giuria di cittadini che analizzano una questione, raccolgono informazioni e dati, chiedono pareri a diversi esperti e alla fine, attraverso un processo di condivisione di analisi emettono un verdetto. Di solito sono raccomandazioni che possono essere adotatte o meno, ma che impongono al politico una presa d’atto e una motivazione argomentata nel caso non intendesse adottare quanto indicato.

Il ruolo dei diversi esperti ci ha fatto affrontare l’importanza dei professionisti che possiedono competenze tecniche e giuridiche e che possono svolgere un ruolo di parte. Ma è’ utile sapere che esiste anche un ruolo delle dichiarazioni che sono denominati pareri pro-veritate  nel quale il professionista alla luce delle sue conoscenze e in base alle sue competenze, esprime una sua valutazione in coscienza, tenendo conto anche del suo codice deontologico.

Ma veniamo al cuore del tema dei metodi e dei processi partecipati com i quesiti tradizionali:

Quando?

Quando un processo partecipato va attivato? Quando c’è un allerta meteo e la tempestività è cruciale? Certo che no. Norberto Bobbio affermava che “partecipare è solo un modo di decidere in particolare quando :

  1. si manifestano sulla questione diversi punti di vista
  2. effettivamente la questione è oggettivamente complessa e articolata
  3. quando la questione è controversa e non è urgente…

Credo che questo sia uno dei ruoli chiave dei processi partecipati e che non a caso qualcuno li definisce processi deliberativi , nei quali dovrebbero confluire anche attività che permettano di creare una conoscenza condivisa, una coscienza sulle questioni chiave del nostro vivere sociale, dalle linee di sviluppo e le strategie di pianificazione del territorio, della salute, della cultura e delle questioni più puntuali del vivere e convivere quotidiano. Quando questa partecipazione si concretizza in scelte e azioni possiamo parlare di democrazia deliberativa.

Chi ?

Interessante la riflessione messa sul tavolo da Stefano su chi, oltre ai cittadini, alle comunità e al sistema amministrativo e politico è attore proattivo nell’avviamento e gestione del processo partecipato.
In particolare:

L’architetto del processo che identifica ruoli, responsabilità, processi, metodi, tecnologie momenti di verifica dell’intera iniziativa, le cui competenze sono di organizzazione, di metodi e di cultura della partecipazione democratica.

Il Garante, ovvero colui che si fa carico di garantire e verificare che ci sia un corretto livello di democraticità, che i cittadini e le classi senza voce abbiano adeguato spazio (tipico le donne che non vanno alle iniziative, benchè interessate, perchè devono gestire bambini o anziani, oppure lavoratori fuori sede, come anche i bambini, i diversamente abili che non possono accedere agli eventi e che necessitano di una voce per loro ecc.). Il garante deve inoltre garantire il corretto procedere dell’iniziativa, evitare strumentalizzazioni e che non venga screditata da chicchessia, compresi i politici o alcune classi di portatori d’interesse.

Il Convocatore (a questa figura non ci si pensa …) che svolge un ruolo di coinvolgimento dei partecipanti e che è di cruciale importanza perchè si sviluppi tutta l’iniziativa. E’ spesso una figura socio-politica, di visibilità territoriale che deve convincere a partecipare e che può essere ascoltato anche per il suo ruolo istituzionale (es il sindaco), al di là del ruolo politico.

La convocazione è una parte dell’attività preparatoria e che necessita della :

  1. Individuazione del convocatore e del garante 
  2. Costruzione di un quadro della situazione con la valutazione della mappa etnografica e l’individuazione delle diverse parti in causa (stakeholder)
  3. Selezione e coinvolgimento dei rappresentanti che sarebbero disposti a partecipare al confronto creativo (CC) ovvero ad una sessione di lavoro in cui atteggiamento e finalità sono di costruzione di scenari condivisi e non sostegno alle proprie idee tout court. (aspetto non banale creare questo humus relazionale). Queste persone devono avere la leadership di trovare soluzioni che possono poi portare alla loro base e poter portare ad una condivisione finale

Step del processo partecipato

Qui in sintesi i passi di un processo partecipato. Lo svilupperemo in seguito.

1° Tappa: Convocazione
2° Tappa: Assegnazione responsabilità e avviamento dell’iniziativa
3°  Tappa: Facilitazione delle dinamiche di gruppo e gestione creativa dei conflitti
4° Tappa: Ricerca e perseguimento dell’unanimità (non sulle idee ma) su un testo unico che presenta un pacchetto di impegni reciproci
5° Tappa: Ratifica della proposta finale da parte di tutte le basi sociali e sottoscrizione
6° Tappa: realizzazione e monitoraggio dell’iniziativa
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