I contributi di Toscana ed Emilia Romagna per la proposta di Legge Regionale Sardegna sulla Partecipazione

Hisilicon K3

Seminario in facoltà di Giurisprudenza a Cagliari

Nel panorama nazionale nel quale già da oltre dieci anni la Regione Toscana e l’Emilia Romagna hanno aperto la strada ai processi partecipati, si affaccia anche la Sardegna che può ora entrare nel percorso virtuoso che porterebbe la società civile dei cittadini sardi, ad avvicinarsi al governo partecipato dei beni comuni attraverso politiche condivise e una feconda dialettica tra amministrati e ammistratori .


Il seminario, dopo l’apertura del prof. Francesco Sitzia ha visto l’utile introduzione di Stefano Sotgiu che ha subito messo in luce i punti chiave dei benefici strutturali dei processi partecipati: ricomporre i conflitti che ostacolano l’azione politico-amministrativa, ridurre i tempi e produrre scelte più efficaci, fondate e trasparenti, diffondere cultura civica e consolidare buone pratiche, generare apprendimento collettivo e trasformare la classe politica e dirigenziale.

A seguire l’intervento del consigliere Lotto primo firmatario della proposta di legge n.113, che ha tracciato spirito e obiettivi dell’iniziativa. Un testo snello da integrare con norme tecniche di attuazione. (Rispetto alla proposta presente in questo sito, questa proposta si focalizza su alcune forme di partecipazione come il dibattito pubblico e non entra in merito a tempi e risorse e governance per rendere la proposta stessa più facilmente accettata dal consiglio regionale ndr). Tra gli effetti dell’introduzione della legge spicca il ruolo chiave di una dialettica contro il populismo, contro la superficialità valutativa e quindi orientata a stimolare la riflessione, aspetto necessario nelle questioni complesse e critiche. Si aprono così le condizioni per la creazione di scelte condivise, di consapevolezza e responsabilità, e soprattutto trasparenza nelle decisioni e nell’apporto di diversi soggetti, evitando che “fuori da quel tavolo si giochino le carte delle scelte politiche” senza il coinvolgimento dei cittadini.

Al suo contributo si è aggiunto quello dell’ Assessore degli Affari Generali, Personale e Riforma della Regione Sardegna Gianmario De Muro che ha messo in luce il ruolo della consapevolezza e dell’informazione attraverso la trasparenza frutto di sistemi informativi efficienti (basati su opendata e informazioni corrette) e per mezzo di una cultura della partecipazione la cui responsabilità è di Università e dei diversi soggetti intermedi (visto il particolare nel momento di debolezza dei partiti). Serve creare le condizioni di luoghi, disponibilità e periodicità delle azioni partecipative, tra loro molto differenti a seconda dell’ambito di intervento (urbanistica, sanità, ecc.).

Le esperienze descritte da Leonardo Draghetti direttore generale dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna e di Antonio Floridia dirigente responsabile dell’Ufficio ed osservatorio elettorale e Politiche per la partecipazione della Direzione Generale della Presidenza della Giunta Regionale della Toscana, ci rivelano i risultati ottenuti nella realtà nazionale. E basta vedere i siti per cogliere la ricchezza di  iniziative (in Toscana 116 inziative).  Prossimamente le presentazioni delle loro relazioni.

Esperienza Emilia Romagna

Draghetti ha ricordato l’impegno di Simonetta Saliera, Presidente dell’Assemblea legislativa regionale dell’Emilia-Romagna nel creare un progetto nazionale con una banca dati di normative ed esperienze (questo blog, in modo artigianale raccoglie alcune esperienze ndr).
La legge dell’Emilia Romagna ha incrementato la qualità democratica delle scelte e rafforzato la coesione sociale e la fiducia collettiva. Ha anche valorizzato le competenze diffuse presenti nella società oltre a favorire una migliore qualità  della PA e della sua comunicazione. Ha poi creato una rete di tecnici e investito sul personale capace di una interessante sussidiarietà orizzontale.
Utile comprendere anche la governance in E.R. dove il Dirigente dell’Assemblea Legislativa opera nei processi partecipati per:

fornire materiali e documentazione,
elaborare gli orientamenti,
erogare consulenze sulle metodologie,
esaminare le proposte di progetto,
valutare in itinere ed ex post i progetti,
curare il sito e supportare la comunicazione,
proporre obiettivi di qualificazione professionale per i dipendenti PA, e svolgere anche un ruolo di mediazione.

Esiste anche un Nucleo Tecnico di Valuazione (composto dal Tecnico di Garanzia, un Dirigente della Regione e due esperti designati dagli EELL.) che svolge le relazioni annuali sulle iniziative. Draghetti ha messo in luce il ruolo importante dei funzionari e dei dipendenti PA che sovente sentono il loro ruolo di imparzialità nel processo partecipato, a cavallo tra politici e cittadini, esprimendo un grande orgoglio per questa responsabilità.
Ha anche espresso l’importanza della pubblicazione della decisione amministrativa a valle dell’iniziativa di partecipazione da parte del Soggetto titolare del Processo partecipato e l’obbligo, qualora sia differente da quanto suggerito, di dare ampia motivazione attraverso opportuna argomentazione.
Per ultimo ha segnalato il ruolo della Certificazione della Qualità, ovvero i criteri della qualità tecnica espressi da fattori come l’attenzione alla presenza e contribuzione equilibrata di genere, alle abilità ed alle diverse età dei partecipanti, all’inclusione, alla gestione del tavolo di negoziazione. Particolare attenzione anche per  metodi per la mediazione, l’accessibilità, come anche l‘adozione dei diversi strumenti qualitativi (es Consenus Conference, workshop, dibattito pubblico, Open Space Technology, worldcafè…) e quantitavivi (Referendum, sondaggi, Bilanci partecipati, Town meeting ..), le analisi costi /benefici e la gestione delle piattaforme. E infine il Prodotto dell’iniziativa, ovvero il documento di proposta validata dal Tecnico di Garanzia.  Risultati che hanno portato in Emilia Romagna a 226 proposte  (217 certificate) e 50 Finanziate, a fronte del bando di 200.000 € per gli anni 2012, 2013 e 2014.
Ruolo importante per tematiche come la fusione dei Comuni, la ricostruzione e riqualificazione dei centri storici e la rigenerazione urbana, il Bilancio partecipato di Faenza e Modena,  (vedi Oplà) e il welfare per Cervia.

Esperienza della Toscana

A descrivere l’esperienza della prima Regione che dal 2005 ha aperto la strada ai processi partecipati italiano è stato Antonio Floridia, DG della Presidenza e dirigente anche per le politiche per la partecipazione.  Autorità Regionale per la Garanzia e la promozione della Partecipazione. La legge Regionale del 2005 era nata per favorire la sperimentazione e l’elaborazione di nuovi modelli per la partecipazione, legge a termine poi nell’agosto del 2013 confermata e diventata definitiva.
Floridia ha posto il focus sulla terzietà dell’organismo che ha gestito le domande con un budget di 650.000/anno  e che ha accolto il 40% delle domande, ricevute da enti pubblici , scuole e potenzialmente anche da imprese anche se nessuna ha mai utilizzato lo strumento.
Ha anche enfatizzato l’importanza della definizione dell’oggetto e della fase decisionale.
Ha descritto iter di progetti come l’Autorità portuale di Marina di Carrara dove la mancanza di un processo partecipato in testa alle inziative ha generato delle criticità: un bando aveva definito un progetto e quello del vincitore però non è stato gradito dalla cittadinanza. Il Comune ha quindi deciso l’attivazione di un processo partecipato e con le opportune metodologie e nuove idee si è arrivati a un rapporto conclusivo con istanze poi accolte parzialmente e poi recepite dagli urbanisti.
La Regione ha adottato così 116 processi partecipati generando capitale sociale e un’importante coesione tra i cittadini.
Processi che hanno adottato diversi modelli relativamente ai partecipanti (selezione con criteri  casuali/a sorte per giurie di cittadini o open doors aperte a tutti) anche per gestire situazioni differenti (rilevare opinioni o gestire conflitti).
L’importanza dei processi è evidente anche perchè è solo al proprio interno che si decide e non su altri tavoli (nascosti).  Dagli studi con analisi multicriterio (da 2 a 12) si arriva a punteggi che permettono di adottare decisioni dove i partecipanti creano valore aggiunto.

Politici regionali

A seguire ci sono stati i diversi contributi dei consiglieri della maggioranza (Pietro Ciarlo) e dell’opposizione (Alessandra Zedda), tutti concordi del ruolo chiave della partecipazione.

Cristiano Erriu, assessore regionale all’urbanistica e degli Enti Locali ha anche lui contribuito esprimendo l’intenzione già nella prossima legge per il riordino degli Enti Locali e poi della futura Legge di  governo del territorio (Legge Urbanistica), ad introdurre delle funzioni di dibattito pubblico, di Informazione Partecipata nei processi di pianificazione urbana. Il tutto attraverso ascolto attivo, preferenze e proposte raccolte con metodologie idonee (Open Space Technology, Town Meeting ecc.). Certamente da mettere a punto alcune questioni aperte come la definizione dei progetti e delle priorità da affrontare, i limiti al dibattito, i vincoli dell’amministrazione, la definizione dei soggetti da coinvolgere (alcuni di questi temi possono essere indirizzati da metodologie e piattaforme esistenti. ndr).
Il ruolo dei cittadini attivi  in particolare dei comitati spontanei, dei partiti, degli abituè della partecipazione e dei cittadini proattivi è un altro punto d’attenzione. Soprattutto conoscendo il ruolo dei poteri forti e della mancanza dello spirito collaborativo, punto debole nei sardi orientati al campanilismo. Un’ultima questione è relativa all’integrazione dei vari tipi di strumenti adottati (VIA, VAS, strumenti urbanistici ecc.) così da dare certezze nei tempi e nella trasparenza.

Tra alcuni contributi c’è stato l’intervento dei dottorandi e dell’esperta Serenella Paci che ha evidenziato il ruolo dei professionisti e l’importanza della diffusione della cultura della partecipazione oggi ancora molto carente nel territorio isolano.

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